Professore Valerio Sansone Chirurgo Ortopedico

La Caviglia / Artrosi

Trattamento – conservativo
L’ortopedico probabilmente vi prescriverà uno o più dei seguenti trattamenti:
 

  • Cambio di stile di vita come, ad esempio, riduzione del peso corporeo e del livello di attività.
  • Farmaci: condroprotettori (glucosamina, condroitin solfato, metil metansulfurnato) e anti-infiammatori.
  • Infiltrazioni di acido ialuronico .
  • Onde d’urto e magnetoterapia
  • Fisioterapia: esercizi per recuperare la mobilità della caviglia, avere una postura più corretta ed irrobustire la muscolatura.
  • Utilizzo di scarpe con suola ricurva oppure di plantari
     

Trattamento - chirurgico
L’ortopedico eseguirà una delle seguenti procedure:

- Debridement artroscopico
- Sostituzione protesica
- Artrodesi


Quando tornerò alla normalità?

La tabella che segue indica quali sono i tempi medi per la ripresa delle attività più comuni. Tuttavia, è sempre opportuno consultare il proprio chirurgo in caso di dubbio.

 

 
Guida
Lavoro d'ufficio
Lavoro manuale
Sport a basso impatto*
Sport di contatto

Debridement
 
1 settimana
 
2-3 giorni
 
2 settimane
 
2 settimane
 
1-2 mesi

Protesi
 
4-6 settimane
 
2 settimane
 
4-5 mesi
 
4 settimane
 
Sconsigliato

Artrodesi
 
8-12 settimane
 
2 settimane
 
3-4 mesi
 
8-12 settimane
 
Non sono possibili
* Per sport a basso impatto s’intendono le attività svolte senza applicare il peso del corpo sull’arto operato, come il nuoto, il ciclismo, ecc.


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Debridement artroscopico: è una sorta di pulizia dell’ articolazione . Consiste nell’asportare eventuali corpi mobili ed osteofiti e nel regolarizzare le superfici cartilaginee danneggiate.
Riabilitazione: se l’intervento è stato una semplice pulizia, si può camminare subito dopo l’operazione. Se invece sono state eseguite delle tecniche di stimolazione midollare o un trapianto di cartilagine, sarà necessario utilizzare le stampelle, evitando di caricare sulla caviglia per 45-60 gg.


Sostituzione protesica: i recenti progressi delle protesi della caviglia hanno reso questo intervento decisamente più affidabile di quanto non fosse alcuni anni orsono. La protesi è composta da 2 o 3 componenti. La parte tibiale è una lamina metallica piatta, che può essere rivestita o meno da uno strato di  plastica (polietilene). La parte contrapposta è anch’essa metallica ma a forma di cupola e riveste la parte superiore dell’astragalo. Nei modelli più avanzati, il rivestimento di plastica della tibia è assente, sostituito da un dischetto di polietilene che scivola liberamente tra le due parti di metallo. Per impiantare una protesi, il chirurgo esegue un’incisione di circa 10 cm sulla parte anteriore della caviglia, divarica i tendini, i vasi sanguigni ed i nervi che decorrono in questa zona ed infine apre la capsula articolare esponendo i due capi articolari. A questo punto, asporta le superfici danneggiate e sagoma le due ossa in modo che possano accogliere perfettamente la protesi. Questa può essere fissata all’osso con una colla acrilica (cemento osseo) oppure ad incastro ( protesi non cementata ). Infine, il chirurgo sutura i vari piani chiudendo l’ articolazione .
Riabilitazione: si utilizza uno stivaletto di resina oppure un tutore rigido per 4 settimane, con il quale è possibile camminare liberamente. Una volta rimossa l’immobilizzazione, si inizia un intenso periodo di riabilitazione e di rinforzo della muscolatura della gamba, che dura per 2-3 mesi.
 

Artrodesi:  in particolari situazioni, le due superfici ossee possono essere fuse tra loro. In questo modo è abolita ogni possibilità di movimento della caviglia, ma il paziente, sia pure con alcune limitazioni, riesce ugualmente a camminare e, soprattutto, senza più dolore. L’intervento è eseguito con le stesse modalità di quello appena descritto per le protesi, con la differenza che lo spazio tra le due ossa, anziché dalla protesi, è colmato pezzetti di osso (prelevato dal paziente o da donatore). Infine, il tutto è stabilizzato da 2-3 viti o da un fissatore esterno.
Riabilitazione:  se si utilizza un fissatore esterno, il paziente potrà camminare liberamente subito dopo l’intervento. In genere, il fissatore resta in sede per 2-3 mesi. Se invece è stata utilizzata una fissazione interna (viti, placche, etc.), sarà applicato uno stivaletto di resina o un tutore rigido per almeno 45 giorni. Dopo la rimozione dello stivaletto, si inizierà la fisioterapia per rinforzare la muscolatura e potrà essere opportuno utilizzare una cavigliera rigida per ulteriori 3-4 settimane. Dall’operazione, sarà eseguito un controllo radiografico ogni 30-45 giorni, fino alla completa fusione ossea. A questo punto, il fisioterapista rieducherà il paziente a camminare correttamente. Potrebbe infine essere necessario utilizzare dei plantari per avere un appoggio più corretto.