Professore Valerio Sansone Chirurgo Ortopedico

Medicina Rigenerativa Ortopedica

Che cos’è la Medicina Ortopedica Rigenerativa?
La medicina rigenerativa ha lo scopo di stimolare le risorse naturali dell’organismo per rigenerare i tessuti danneggiati da un trauma o da una malattia. In ortopedia si pone l’obbiettivo di sviluppare nuove terapie per promuovere la riparazione dell’osso e dei tessuti molli dell’apparato muscolo-scheletrico (cartilagine, tendini, legamenti, menischi, muscoli) ed anche quello ambizioso di ricostruire in laboratorio le strutture non riparabili per reimpiantarle nell’organismo in un secondo tempo.

Quest’area della medicina sta diventando sempre più importante a causa dell’insufficiente disponibilità di organi e tessuti da donatore e del rischio di rigetto.

Anche se molte di queste terapie sono solo alla fase iniziale del loro potenziale sviluppo, i risultati ottenuti fino ad’ora indicano che la medicina rigenerativa sarà complementare ai trattamenti farmacologico e chirurgico tradizionali ed, in alcuni casi, li sostituirà.

Nell’ambito della medicina rigenerativa ortopedica sono molti i campi di ricerca. Tra questi, l’ingegneria tissutale e l’utilizzo di stimoli fisici (onde d’urto, campi magnetici, correnti elettriche, etc.) o chimici (fattori di crescita) sono già utilizzati nella pratica clinica con risultati promettenti. Altri, come l’impiego delle cellule staminali, lo saranno probabilmente in un prossimo futuro.

Onde d'Urto

Era una terapia inizialmente utilizzata in urologia per disgregare i calcoli renali. Tuttavia, ora è utilizzata con successo in ortopedia nel trattamento di molte patologie ossee e dei tessuti molli, ad integrazione ed, in alcuni casi, in sostituzione della terapia chirurgica.

Le onde d’urto sono onde acustiche che hanno la capacità di stimolare reazioni biologiche da parte dei tessuti (meccanotrasduzione), riducendo l’infiammazione, il dolore, il gonfiore e stimolando l’afflusso di sangue nell’area trattata. E’ dimostrato che inducono la formazione di nuovi vasi sanguigni (neoangiogenesi) e l’attività degli osteoblasti, le cellule che formano l’osso. Sono anche in grado di favorire il riassorbimento di calcificazioni dai tessuti molli come i tendini.

Trattamento

E’ una terapia non invasiva che prevede, di solito, un ciclo di 3 applicazioni a cadenza  settimanale. Il trattamento dura 10-15 minuti, a seconda della situazione. La macchina, chiamata “litotritore” è dotata di una sonda che viene appoggiata sull’area da trattare. Essa trasmette le onde acustiche generate dal litotritore esattamente nel punto desiderato, anche se situato in profondità.  Possono essere trattate sia patologie acute, sia croniche. Le più comuni sono:

• Patologie degenerative dei tendini (cuffia dei rotatori, achilleo, rotuleo, etc.) e delle entesi (fascite plantare, pubalgia, epicondilite, etc.)
• Patologie infiammatorie delle articolazioni (capsulite adesiva della spalla)
• Ritardo o mancata guarigione delle fratture
• Necrosi ossea (v. osteonecrosi)
• Ulcere croniche, ritardo di cicatrizzazione delle ferite, gravi ustioni

Spesso si ottengono buoni risultati fin dall’inizio, anche se è necessario attendere 4-6 settimane per valutare l’efficacia del trattamento. A volte, è necessario ripetere l’applicazione a distanza di tempo.

 

 

 

Fattori di Crescità

Il termine “fattore di crescita” si riferisce a numerose proteine capaci di stimolare la proliferazione e il differenziamento cellulare. Il nostro corpo produce molti fattori di crescita, ciascuno dei quali partecipa a un particolare momento del ciclo cellulare. Molti sono specifici, vale a dire che agiscono principalmente su un certo tessuto come, ad esempio, l’osso, i vasi sanguigni, il sistema immunitario e così via.
Il fattore di crescita che più interessa l’Ortopedico è il PRP. Il nome deriva dall’acronimo inglese di Platelet-Rich Plasma, che in italiano significa “Plasma Ricco di Piastrine”.
Quello usato in terapia è un volume di plasma sanguigno autologo (cioè appartenente al paziente stesso) che ha una quantità di piastrine molto superiore al valore normale. Si tratta, in pratica, di un concentrato di piastrine del proprio sangue. Le piastrine sono quelle piccole cellule sanguigne che arrestano il sanguinamento delle ferite. Ma il loro ruolo non si riduce solo a questo. Infatti, sono anche ricche di sostanze capaci di ridurre l’infiammazione in un tessuto, produrre collagene, incrementare il numero di cellule nell’osso e nei tendini e, in definitiva, favorire i processi di guarigione dei tessuti muscolo-scheletrici.
 
 
Cosa si può cuarare con il PRP?
I primi impieghi ortopedici sono stati nei casi di mancata guarigione delle fratture. Poi si è allargato l’uso anche ai tessuti molli, come ad esempio, nelle ferite che stentano a guarire.
Le patologie che si giovano dell’utilizzo del PRP in ambito ambulatoriale possono essere suddivise in due grandi categorie: quelle dei tendini (tendinopatie) e quelle delle articolazioni (artropatie).
  •  Le tendinopatie riguardano quelle patologie acute o croniche, che coinvolgono i tendini. La zona più colpita è quella del passaggio dal tendine all’osso. Il tendine diventa dolente, la cute intorno è arrossata e rigonfia, e tutto ciò porta a una diminuzione della funzionalità del segmento coinvolto. Il paziente non riesce più a praticare un determinato sport o una comune attività quotidiana. Esempi classici, sono il “gomito del tennista” o il dolore al tendine d’Achille che non rispondono alle terapie tradizionali. L’iniezione di PRP porta un duplice beneficio. Da un lato, riduce le alterazioni che sono alla base del perdurare del dolore, dall’altro c’è un’azione rigenerante sul tendine sofferente, che porta a un miglioramento della qualità del tessuto e della sua resistenza.
  • Per le artropatie il campo d’azione principale è quello dell’artrosi, in particolare di quella del ginocchio. Il trattamento con PRP può essere proposto con lo scopo di ottenere una riduzione durevole dell’infiammazione e quindi del dolore. Nei soggetti più giovani, con artrosi agli stadi iniziali, si può ottenere anche un miglioramento delle condizioni della cartilagine articolare. 

Trattamento

Tutti i pazienti in buone condizioni di salute possono essere sottoposti a infiltrazione di PRP.
 
Il trattamento si compone di due fasi che si svolgono nella stessa seduta ambulatoriale. Al paziente viene eseguito un semplice prelievo di sangue venoso, come quando ci si sottopone ad una normale analisi del sangue. Per il prelievo non è necessario essere a digiuno, nè sospendere eventuali terapie farmacolgiche in corso. Il sangue è poi immesso in una macchina speciale e centrifugato. Il movimento centrifugo e la presenza di particolari membrane del dispositivo, portano alla separazione delle varie componenti del sangue. Una di queste è particolarmente ricca di piastrine ed è immessa automaticamente in una siringa sterile. Il tutto richiede circa trenta minuti. La seconda fase è costituita dall’iniezione del preparato nel sito affetto, vale a dire il tendine o l’articolazione. Dopo un breve periodo di osservazione, il paziente potrà tornare a casa.

Il trattamento prevede più sedute distanziate di alcune settimane una dall’altra. Di norma, sono necessarie 3-4 sedute per le patologie che tendinee e 3 per quelle articolari. La sospensione delle attività sportive è consigliata per la durata della terapia.