Professore Valerio Sansone Chirurgo Ortopedico
Prof. Valerio Sansone

Glossario

Acido ialuronico:  è la sostanza che conferisce capacità lubrificanti al liquido sinoviale (v.), ma è anche uno dei principali costituenti della cartilagine articolare (v.). Viene utilizzata come terapia nell’artrosi (v.) e somministrata con infiltrazioni all’interno dell’articolazione (v.).

Ancoretta:  piccolo mezzo di fissazione utilizzato per reinserire tendini e muscoli all’osso. Ancorette possono essere di varia forma (viti, tasselli ad espansione, ancore) e dotate di un occhiello attraverso cui passano i fili di sutura. Possono essere di metallo o di materiale riassorbibile.

Articolazione:  l’insieme delle estremità di due o più ossa, tenute insieme da legamenti (v.) ma con possibilità di movimento reciproco. Le articolazioni più mobili sono avvolte da un manicotto fibroso (capsula articolare), rivestito all’interno da una membrana (membrana sinoviale v.) e ripieno di liquido (liquido sinoviale v.).

Artroprotesi:  intervento chirurgico di sostituzione protesica di un’articolazione

Artroprotesi:  intervento chirurgico su un’articolazione (v.) danneggiata per recuperarne la funzione. Sulle estremità delle ossa che formano l’articolazione vengono applicati dei rivestimenti artificiali che sostituiscono i tessuti danneggiati e riproducono la forma originaria.

Artroscopia:  tecnica chirurgica che permette di “entrare” in un’articolazione (v.) mediante 2-3 piccole incisioni di 4-5 mm, attraverso cui vengono fatte passare delle sonde miniaturizzate. Una di queste contiene delle fibre ottiche connesse ad una telecamera che consente di vedere l’interno della cavità. Attraverso l’altra apertura sono introdotti dei piccoli strumenti che permettono di sondare le diverse strutture interne, di asportare tessuti malati o di ricostruire parti danneggiate. Per questi motivi, la tecnica artroscopica è definita “mini-invasiva”, cioè che non lede i tessuti circostanti, provoca meno dolore e consente una ripresa più rapida del paziente.

Artroscopica:  v. artroscopia

Artrosi:  degenerazione della cartilagine articolare (v.), in genere cronica e progressiva. Le cartilagini che normalmente rivestono le estremità ossee e le tengono separate, si assottigliano fino a scomparire portando le due ossa a contatto diretto. Le articolazioni si deformano per la presenza di osteofiti (v.) e di una quantità eccessiva di liquido sinoviale (v.) conseguente all’infiammazione cronica della membrana sinoviale infiammata (v. sinovite). I sintomi principali sono il dolore locale e la difficoltà a muovere l’articolazione coinvolta.

Borsa sierosa:  piccole sacche piatte, formate da due strati di membrana separati da un film liquido. Situate sulle prominenze ossee all’interno o in vicinanza delle articolazioni, servono a favorire lo scorrimento di tendini e muscoli sull’osso, riducendo l’attrito ed attenuando le sollecitazioni. Possono andare incontro ad infiammazione (“borsite”) ed, in questo caso, la quantità di liquido aumenta notevolmente e la sacca si dilata.

Borsite:  v. borse sierose

Cartilagine articolare:  speciale tessuto duro-elastico, levigato, lucente che riveste i capi ossei di un’articolazione e consente ad essi di scivolare un sull’altro con bassissimo attrito. Non ha vasi sanguigni e, quindi in caso di lesione, l’organismo non è in grado di ripararla.

Chirurgia aperta (o a "cielo aperto"):  eseguita in modo tradizionale, incidendo i vari strati di tessuto fino alla sede da trattare. La tendenza attuale è quella di risparmiare il più possibile i tessuti da attraversare per ridurre il sanguinamento, il dolore, le aderenze post-operatorie e la perdita di forza muscolare (chirurgia mini-invasiva). Le tecniche mini-invasive però, non possono essere applicate a tutti i tipi di operazioni ortopediche.

Cisti synoviale:  neoformazione non tumorale, piena di liquido sinoviale (v.) e situata in vicinanza delle articolazioni o delle guaine tendinee (cisti tendinee) e con le quali è in comunicazione.

Condrobrasione:  tecnica di stimolazione midollare (v.) eseguita in artroscopia (v.) in caso di lesioni gravi della cartilagine articolare (v.). Consiste nell’asportare gli strati più superficiali dell’osso subcondrale (v.) portato allo scoperto dalla perdita di cartilagine. In questo modo si favorisce l’afflusso del sangue e, quindi, di cellule del midollo osseo con elevate capacità rigeneranti nella sede della lesione.

Distorsione:  trauma che provoca l’allungamento eccessivo di uno o più legamenti di un’articolazione (v.), fino a causarne la rottura, parziale o completa. Se i legamenti lesi non guariscono perfettamente, l’articolazione può restare instabile.

Dito a mallet:  deformità di un dito del piede. Le tre parti (falangi) del dito dovrebbero formare una linea retta. In questo caso invece, le prime due falangi sono lievemente sollevate ma in linea, mentre la terza punta verso il basso.

Dito a martello:  deformità di un dito del piede. Le tre parti (falangi) del dito dovrebbero formare una linea retta. In questo caso invece, la prima falange è lievemente sollevata, la seconda è piegata verso il basso e la terza è quasi orizzontale.

Dito ad artiglio:  deformità di un dito del piede. Le tre parti (falangi) del dito dovrebbero formare una linea retta. In questo caso invece, la prima falange è sollevata mentre le altre due puntano verso il basso.

Emartro:  presenza di sangue all’interno di un’articolazione (v.). La causa più frequente è un trauma che abbia leso una o più strutture intra-articolari.

Estensione:  movimento che porta due segmenti contigui che prima erano angolati tra loro (flessi) ad allinearsi sullo stesso asse longitudinale. Equivale al “raddrizzamento” o “allungamento” del linguaggio comune ed è il contrario della flessione (v.)

Fibrocartilagine:  tessuto denso e resistente che l’organismo produce come tentativo di riparazione nel caso di una lesione profonda della cartilagine articolare (v.). La produzione può essere spontanea o provocata dal chirurgo con le tecniche di stimolazione midollare (v.) nel tentativo di restituire una copertura all’osso subcondrale (v.). Tuttavia, ha caratteristiche biomeccaniche inferiori a quelle della cartilagine originale.

Flessione:  movimento che fa angolare tra loro due segmenti contigui che prima erano allineati (estesi). Equivale al “piegamento” del linguaggio comune ed è il contrario dell’estensione (v.)

Idrarto:  presenza di un’eccessiva quantità di liquido sinoviale (v.) all’interno di un’articolazione (v.). Quasi sempre è dovuto ad una sinovite (v.)

Instabilità articolare:  è molto spesso la conseguenza di una grave distorsione (v.) che ha provocato la rottura di uno o più legamenti (v.). La conseguenza è che le ossa che compongono l’articolazione (v.) hanno un’eccessiva libertà di movimento. Il paziente lamenta sensazione d’insicurezza, dolore e gonfiore dopo sforzo. Questa situazione può provocare nuove distorsioni e, nel tempo, la degenerazione della cartilagine articolare (v.) con la comparsa di un’artrosi (v.) prematura.

Laterale:  parte anatomica più distante dalla linea mediana (centrale) del corpo. E’ il contrario di mediale (v.)

Legamento:  nastro di tessuto fibroso che connette due ossa tra loro. E’ formati da tanti piccoli fasci di una proteina detta “collagene”, avvolti insieme come i filamenti di una corda. La sua funzione è quella di mantenere in posizione corretta l’articolazione (v.).

Liquido sinoviale:  liquido giallo chiaro, viscoso, che è contenuto nelle articolazioni (v.) e nelle guaine dei tendini. Ha funzione lubrificante per favorire i movimenti. E’ prodotto dalla membrana sinoviale (v.) normalmente in piccola quantità, ma aumenta di molto in caso d’infiammazione.

Magnetoterapia:  apparecchiatura che crea un campo magnetico nella zona da trattare. Questo stimolo fisico si trasmette alle cellule che rispondono attivandosi e favorendo i processi di guarigione. E’ particolarmente efficace nello stimolare le cellule che producono osso e per questo è usata per accelerare la guarigione delle fratture. I suoi impieghi però, sono molteplici.

Mediale:  parte anatomica più vicina alla linea mediana (centrale) del corpo. E’ il contrario di laterale (v.)

Membrana sinoviale:  tessuto che riveste l’interno delle articolazioni mobili. E’ composta da diversi tipi di cellule, alcune specializzate nella produzione del liquido sinoviale (v.), altre nella rimozione dei detriti intra-articolari.

Menisco:  disco o semiluna di fibrocartilagine (v.) presente in diverse articolazioni (v.). Ha la funzione di migliorare la stabilità e di ridurre la pressione sulla cartilagine articolare (v.). Nell’adulto, l’apporto di sangue è ridotto ed è limitato alle porzioni più periferiche. In caso di lesione quindi, ampie zone di menisco non hanno la capacità di cicatrizzare e di guarire.

Microfratture:  tecnica di stimolazione midollare (v.) basata sulla creazione di piccoli fori sulla superficie dell’osso subcondrale (v.) portata allo scoperto da una grave lesione della sovrastante cartilagine articolare (v.). Attraverso i fori si favorisce l’afflusso di cellule del midollo osseo con elevate capacità rigeneranti nella sede della lesione.

Midollo osseo:  tessuto molle, contenuto all’interno delle osssa piatte (bacino, sterno, coste) e di quelle lunge (femore, tibia, omero ecc.). E ricco di cellule non ancora differenziate (cellule staminali). Da queste originano le cellule del sangue e di diversi tessuti.

Onde d'urto:  metodo di trattamento non invasivo che utilizza uno stimolo fisico (ultrasuoni ad alta energia) per raggiungere le strutture anatomiche profonde. Ha un’azione anti-dolorifica e rigenerante sui tessuti. E’ usata soprattutto per il trattamento delle patologie dei tendini, dell’osso subcondrale (v.) e dei ritardi di guarigione delle fratture. I suoi campi di applicazione sembrano però destinati ad ampliarsi ulteriormente.

Ortesi:  dispositivi applicati all’esterno del corpo per migliorare il funzionamento di un’articolazione o di un segmento corporeo che hanno dei problemi meccanici.

Osso subcondrale:  è lo strato di osso sottostante la cartilagine articolare (v.) e che viene messo a nudo in caso di lesioni profonde di quest’ultima.

Osteofita:  protuberanza ossea tipica dell’artrosi. E’ un tentativo di riparazione dell’osso sottoposto ad eccessive sollecitazioni, sfregamento, pressione per un periodo di tempo prolungato.

Osteoporosi:  rarefazione del tessuto osseo che diviene più fragile e più esposto a fratture in caso di traumi. Nella maggior parte dei casi è legata all’invecchiamento, specie nelle donne dopo la menopausa, oppure è dovuta a problemi ormonali, di alimentazione, d’immobilizzazione, etc.

Osteotomia:  tecnica chirurgica che consiste nel sezionare un osso per correggerne la posizione o la forma.

Parestesia:  alterazione della sensibilità (formicolio, punture di spilli, sensazione di calore o di freddo, etc.) dovuta all’irritazione delle fibre nervose.

Pronazione:  vale per la mano ed il piede ed è un movimento di rotazione attorno al loro asse longitudinale. Nel piede è sinonimo di “eversione”. I piedi sono pronati quando il bordo interno è più in basso di quello esterno (le piante “guardano in fuori”). E’ l’opposto della supinazione (v.)

Protesi cementata:  tipo di protesi articolare (v.) che è fissato all’osso con una resina acrilica particolare detta “cemento osseo”.

Protesi non cementata:  tipo di protesi articolare (v.) che inizialmente aderisce all’osso con un sistema ad incastro. In un secondo tempo, la fissazione è data dalla crescita dell’osso all’interno del materiale poroso di cui sono rivestiti questi tipi di protesi.

Pulizia articolare (debridement):  eseguita quasi sempre in artroscopia (v.), consiste nel rimuovere parti di tessuto degenerato (es. menischi) , smussare eventuali irregolarità ossee o cartilaginee, asportare frammenti liberi. Viene utilizzata nelle fasi iniziali dell’artrosi (v.) allo scopo di migliorare la funzionalità dell’articolazione (v.) ed abolire o ridurre il dolore.

Risonanza magnetica:  indagine che consente di riprodurre sezioni delle parti anatomiche da studiare ed elaborarle in tre dimensioni. Sfrutta la risposta del corpo all’applicazione di un campo magnetico e, quindi, non emette radiazioni ionizzanti nocive. E’ la metodica più accurata per lo studio dei tessuti molli come i tendini, i legamenti, i menischi, la cartilagine, i muscoli.

Sinovite:  infiammazione della membrana sinoviale (v.). Può essere conseguenza di traumi, infezioni, malattie reumatiche o metaboliche, tumori. I sintomi principali sono il dolore ed il gonfiore.

Stimolazione midollare:  metodiche chirurgiche eseguite, quasi sempre in artroscopia (v.), in caso di lesioni gravi della cartilagine articolare (v.). Consistono nel favorire l’afflusso di sangue e, quindi, di nuove cellule nel luogo della lesione. Lo scopo è quello di favorire la formazione di un tessuto di riparazione (v. fibrocartilagine) al posto della cartilagine articolare (v.) persa, dando una copertura all’osso subcondrale (v.) portato allo scoperto dalla lesione. Le più utilizzate sono le microfratture e la condroabrasione.

Supinazione:  vale per la mano ed il piede ed è un movimento di rotazione attorno al loro asse longitudinale. Nel piede è sinonimo di “inversione”. I piedi sono supinati quando il bordo esterno è più in basso di quello interno (le piante “si guardano”). E’ il contrario della pronazione (v.)

TC o TAC:  particolare tipo di esame radiografico che consente di riprodurre delle sezioni (tomografia) delle ossa del paziente ed elaborarle in tre dimensioni. Per la produzione delle immagini è necessario un elaboratore di dati (computerizzata). Permette di eliminare le frequenti sovrapposizioni con le immagini delle strutture anatomiche circostanti che si verificano con le radiografie convenzionali.

Tendine:  nastro o cordone fibroso che collega il muscolo all’osso. E’ formati da tanti piccoli fasci di una proteina detta “collagene”, avvolti insieme come i filamenti di una corda.

Tessuto connettivo:  è il più diffuso nell’organismo. Connette e sostiene le varie parti del corpo e le ripara con la formazione di cicatrici. E’ prodotto da cellule specializzate, dette fibroblasti ed è composto di fibre, nella maggior parte di tipo collagene, immerse in una sostanza amorfa.

Trapianto:  trasferimento di un tessuto biologico da un organismo donatore ad un organismo ricevente. Lo scopo è ricostruire o sostituire una struttura anatomica lesa del soggetto ricevente (es. un legamento). Se donatore e ricevente sono la stessa persona è un trapianto autologo, se le persone sono diverse, il trapianto è eterologo. In alcuni casi, si prelevano solo dei piccoli frammenti di tessuto da cui ricavare le cellule. Queste vengono messe in coltura in laboratorio e fatte riprodurre. Quando le cellule sono abbastanza numerose e mature, possono essere reimpiantate nel paziente (es. trapianto di cartilagine) per rigenerare il tessuto originario.

Valgo:  arto (o suo segmento) che è deviato lateralmente (verso l’esterno) rispetto al suo asse normale. E’ l’opposto del varo (v.)

Varo:  arto (o suo segmento) che è deviato medialmente (verso l’interno) rispetto al suo asse normale. E l’opposto del valgo (v.)